In Breve
- Cosa documenta la stazione Dirigibile Italia?
- Documenta l'aumento delle temperature e le trasformazioni negli ecosistemi artici.
- Quali anomalie sono state rilevate nel 2026?
- Anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale.
- Quando si svolgerà la Conferenza nazionale polare?
- Dal 5 al 7 ottobre a Roma.
La stazione ‘Dirigibile Italia’, situata a Ny-Ålesund, è un punto di riferimento per la ricerca scientifica sul cambiamento climatico. Operativa dal maggio 1997 e gestita dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) dal 2020, ha registrato un progressivo aumento delle temperature e significative trasformazioni negli ecosistemi polari nel corso degli ultimi trent’anni.
Le infrastrutture della stazione, tra cui la Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, sono fondamentali per il monitoraggio di variabili atmosferiche e scambi energetici. I sistemi mooring, ancorati al fondale marino, forniscono dati continui sui parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua. Le serie storiche raccolte dal 1993 al 2011 indicano un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio, con un aumento di circa 1 °C ogni dieci anni nelle acque del Kongsfjorden. Questi dati segnalano una crescente influenza delle masse d’acqua atlantiche nella regione.
Nel mese di aprile 2026, il progetto europeo LIQUIDICE ha rivelato anomalie termiche che superano i 12 °C rispetto alla media stagionale. Queste anomalie hanno portato a una fusione precoce del manto nevoso, alla formazione di canali d’acqua sui ghiacciai e alla saturazione degli strati nevosi basali, compromettendo l’accesso al cibo per la fauna locale. Inoltre, la deposizione di aerosol e polveri ha ridotto l’albedo della neve, accelerando lo scioglimento del ghiaccio marino e favorendo la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili.
Le rilevazioni effettuate hanno anche documentato il degrado del permafrost, con il rischio di rilascio di gas serra dal terreno, e l’espansione della vegetazione conosciuta come Arctic Greening. I ricercatori sottolineano l’importanza delle serie temporali lunghe per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica e per comprendere non solo la portata dei cambiamenti in atto, ma anche la loro direzione futura.
I risultati e le prospettive della ricerca polare italiana saranno al centro della Conferenza nazionale polare, che si terrà a Roma dal 5 al 7 ottobre, organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. Questo evento rappresenta un’importante occasione per discutere le sfide e le opportunità legate agli studi climatici nell’Artico e per condividere le scoperte scientifiche con un pubblico più ampio.

