In Breve
- Qual è il calo della produzione idroelettrica a maggio 2026?
- La produzione idroelettrica è diminuita del 38,5% rispetto a maggio 2025.
- Quali sono le cause della crisi idroelettrica?
- La crisi è causata da una primavera secca e temperature elevate che hanno ridotto l'apporto idrico.
- Qual è il deficit idrico in Lombardia?
- In Lombardia si è registrato un deficit del 36% in laghi e invasi rispetto alla media.
La produzione idroelettrica italiana si trova a fronteggiare una situazione critica per l’estate 2026. I dati recenti indicano un calo della produzione rinnovabile idroelettrica, che a maggio ha registrato una diminuzione del 38,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Inoltre, i primi cinque mesi del 2026 mostrano una contrazione complessiva del 19,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo un 2025 già in calo del 21,2% rispetto al 2024.
Le cause di questa crisi sono molteplici. La primavera di quest’anno si è rivelata più secca del previsto, con temperature elevate a giugno che hanno ulteriormente ridotto l’apporto idrico. Tra marzo e maggio, le piogge nel Nord Italia hanno subito una diminuzione compresa tra il 30% e il 50%. A complicare la situazione, l’aumento dell’evaporazione ha accentuato le perdite e lo scioglimento delle nevi è avvenuto in anticipo, con un equivalente idrico nivale medio in Italia che ha mostrato un calo del 14% a marzo e quasi del 50% ad aprile.
Le precipitazioni hanno avuto un andamento altalenante: +44% a febbraio, –5% a marzo, –40% ad aprile e –32% a maggio. Questa combinazione di fattori ha reso incerta la stagione idroelettrica, con il mese di luglio che si preannuncia cruciale per le riserve idriche.
Diversi operatori del settore segnalano che i livelli degli invasi sono inferiori alle medie storiche. In particolare, per alcune dighe gestite da gruppi industriali, la disponibilità d’acqua è attualmente inferiore di circa il 40% rispetto alle medie storiche. In Alto Adige, i bacini mostrano un riempimento mediamente inferiore del 30-40% rispetto alla norma.
Per far fronte alle esigenze irrigue, a fine giugno sono stati programmati rilasci dal lago di Como pari a 4 milioni di metri cubi al giorno per 15 giorni, con contributi percentuali da parte dei concessionari delle dighe. A livello regionale, in Lombardia si è registrato un deficit del 36% in laghi, invasi ed equivalente idrico nivale rispetto alla media, un miglioramento rispetto al -61% del 2022. In Trentino, la precipitazione cumulata alla stazione di Trento Laste al 31 maggio era circa il 40% inferiore alla media ventennale, con alcune multiutility che hanno già riportato riduzioni di produzione del 24% nel primo trimestre.
Le società operative del settore sottolineano l’urgenza di investimenti e di interventi regolatori per la gestione delle concessioni. La valutazione finale sull’andamento della stagione dipenderà dall’evoluzione delle precipitazioni e delle temperature nei prossimi mesi, che determineranno se la produzione si manterrà sotto la media senza però raggiungere i minimi storici di annate eccezionalmente siccitose.

