In Breve
- Cosa ha sviluppato Fluxnium?
- Fluxnium ha sviluppato una tecnologia per estrarre uranio disciolto nell'acqua di mare.
- Qual è la quantità di uranio presente negli oceani?
- I depositi oceanici contengono oltre 4 miliardi di tonnellate metriche di uranio.
- Quali sono i costi associati alla tecnologia di Fluxnium?
- Gran parte dei costi è legata alla fabbricazione delle fibre e al loro dispiegamento in mare.
Fluxnium, una startup innovativa nel settore della tecnologia pulita, ha recentemente annunciato lo sviluppo di una tecnologia all’avanguardia per estrarre uranio disciolto nell’acqua di mare. Questa scoperta rappresenta un potenziale cambiamento di paradigma per l’industria del combustibile nucleare, offrendo un’alternativa competitiva rispetto alle tradizionali miniere di uranio.
Secondo le stime, i depositi oceanici contengono oltre 4 miliardi di tonnellate metriche di uranio, una quantità sufficiente a soddisfare le esigenze energetiche globali per circa 50.000 anni. Questo è particolarmente rilevante in un contesto in cui i prezzi dello yellowcake, il concentrato di uranio, sono aumentati del 75% negli ultimi cinque anni, esercitando pressioni sui costi del settore nucleare.
La tecnologia sviluppata da Fluxnium si basa su fibre polimeriche, che sono state progettate per aumentare la superficie di cattura dell’uranio. La società ha licenziato la chimica sviluppata nei laboratori del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e ha dimostrato che, grazie all’incremento della superficie delle fibre, è possibile ridurre i costi di estrazione dell’uranio, che inizialmente superavano i 200 dollari per libbra.
Il processo prevede la produzione di lunghe fibre intrecciate, che vengono dispiegate in mare su boe. Queste fibre rimangono in acqua per un periodo compreso tra 30 e 60 giorni, dopodiché vengono riportate a terra per l’eluzione dell’uranio. Un aspetto innovativo di questa tecnologia è che non produce scorie tossiche, e le stesse linee di fibre possono essere riutilizzate più volte. L’uranio estratto viene poi purificato in yellowcake e inserito nella filiera commerciale.
Tuttavia, gran parte dei costi associati a questo processo è legata alla fabbricazione delle fibre e al loro dispiegamento in mare. Fluxnium ha recentemente completato un round seed di finanziamento da 7 milioni di dollari, guidato da Congruent Ventures, con la partecipazione di Active Impact Investments e Constellation Energy.
Jeff Green, fondatore e CEO di Fluxnium, ha messo in evidenza le preoccupazioni geopolitiche legate alla concentrazione delle forniture di uranio in pochi paesi. Attualmente, due terzi o tre quarti della fornitura mondiale proviene da nazioni come Kazakhstan, Uzbekistan, Russia, Namibia, Niger e Cina. Questa situazione potrebbe portare a una carenza strutturale di uranio se la domanda dovesse crescere come previsto.
In conclusione, la tecnologia di Fluxnium non solo offre una soluzione sostenibile per l’estrazione di uranio, ma potrebbe anche contribuire a diversificare le fonti di approvvigionamento di combustibile nucleare, riducendo i rischi geopolitici associati alla dipendenza da fornitori tradizionali.

