In Breve
- Quali sono i principali ritardi dell'Italia nella transizione energetica?
- L'Italia mostra ritardi significativi nelle emissioni di gas serra e nella quota di rinnovabili sui consumi.
- Cosa evidenzia la Relazione sullo Stato della Green Economy 2026?
- La relazione mette in luce la necessità di maggiore autonomia energetica e una crescita delle rinnovabili.
- Quali sono le sfide per l'Italia fino al 2030?
- L'Italia deve ridurre le emissioni di circa 14 milioni di tonnellate all'anno per rispettare gli obiettivi del PNIEC.
Le spinte internazionali verso la transizione ambientale si stanno rafforzando, ma l’Italia continua a mostrare ritardi significativi su indicatori chiave della green economy. Questo è quanto emerso dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata il 3 novembre durante gli Stati Generali delle green economy, in apertura di Ecomondo.
Il contesto geopolitico attuale, caratterizzato da conflitti, difficoltà economiche e politiche regressive, aumenta il rischio di risposte inadeguate e inefficaci. Le recenti crisi, come l’aumento dei costi energetici e le restrizioni sulle esportazioni di materie prime critiche, hanno evidenziato la necessità di una maggiore autonomia energetica e di un’economia più circolare.
Secondo le stime, la bolletta annua europea del gas nel 2026 potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro, rispetto ai 40 miliardi del 2019. Anche la spesa per il petrolio è prevista in aumento di circa 45 miliardi. Le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono cresciute di cinque volte tra il 2019 e il 2024, con impatti diretti su prezzi e approvvigionamenti.
Tra i trend globali già avviati, la relazione evidenzia la crescita delle energie rinnovabili, l’elettrificazione della mobilità e l’uso dell’intelligenza artificiale per l’adattamento climatico. Tuttavia, permangono nodi aperti, come l’impatto ambientale dei data center e la riduzione dei servizi ecosistemici, che influiscono sulla produzione alimentare e sulla fertilità dei suoli.
Per quanto riguarda l’Italia, i punti critici includono un aumento delle emissioni di gas serra nel 2025, con un calo modesto previsto per l’anno in corso. Negli ultimi dieci anni, la riduzione media è stata di 7 milioni di tonnellate all’anno, mentre per rispettare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) sarebbe necessaria una riduzione di circa 14 milioni di tonnellate all’anno fino al 2030.
Nel 2024, la quota di rinnovabili sui consumi finali lordi era del 19%, rispetto a una media Ue del 25%. Nei trasporti, la quota si attesta al 10%, ben al di sotto del 34,2% richiesto dal PNIEC per il 2030. Nella generazione elettrica, le rinnovabili rappresentano il 47% del totale, con un obiettivo fissato al 70% per il 2030. Tuttavia, l’Italia ha installato solo 7,2 GW di nuova capacità nell’ultimo anno, a fronte dei 23 GW della Germania e degli 11 GW della Spagna, mentre per raggiungere gli obiettivi servirebbero circa 10 GW annui.
Altri indicatori mostrano criticità e contraddizioni: la superficie destinata all’agricoltura biologica è diminuita del 5,4% nel 2025, dopo un incremento del 59,3% nei dieci anni precedenti. I consumi idrici sono elevati e la disponibilità per abitante è inferiore alla metà della media europea, con il riutilizzo delle acque depurate fermo al 4%, rispetto a un potenziale stimato del 23%.
Nonostante le difficoltà, emergono elementi positivi nella circolarità: la dipendenza dalle importazioni di materiali è alta (47% nel 2025, contro una media Ue del 22%), ma il tasso di uso circolare dei materiali è buono (21,6% rispetto al 12,2% Ue). Il riciclo complessivo dei rifiuti è alto (86%, contro una media Ue del 41%), e il riciclo degli imballaggi si attesta al 77,3%, anche se permangono difficoltà nella gestione della plastica e nella raccolta dei rifiuti elettronici (Raee).
La transizione ecologica è vista come un’opportunità economica e di crescita, un “effetto cigno verde” in risposta ai costi generati dalla crisi climatica. Tuttavia, per cogliere questa opportunità, l’Italia deve accelerare gli investimenti e le politiche su rinnovabili, efficienza idrica, riciclo e riduzione della dipendenza da materie prime estere.

