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El Niño: Rischi per l’Agricoltura e Aumento dei Prezzi Alimentari

El Niño e i suoi effetti sull'agricoltura

In Breve

Qual è la probabilità di un El Niño intenso secondo l'Ocse?
L'Ocse stima una probabilità del 95% di un El Niño molto intenso entro la fine dell'anno.
Quali aree sono più a rischio a causa di El Niño?
Le aree più esposte includono l'Africa meridionale, il Sud-est asiatico e l'America Centrale.
Quali sono le conseguenze attese per l'agricoltura?
Si prevede un deterioramento delle condizioni per le coltivazioni, con un aumento dei prezzi alimentari e difficoltà di accesso al cibo per le famiglie vulnerabili.

Secondo le ultime stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), c’è una probabilità del 95% che entro la fine dell’anno si verifichi un episodio di El Niño particolarmente intenso. Le aree più vulnerabili a questo fenomeno includono l’Africa meridionale, il Sud-est asiatico e l’America Centrale.

Un’intensificazione di El Niño potrebbe avere gravi conseguenze per le coltivazioni, portando a un ulteriore aumento dei prezzi alimentari in un contesto già caratterizzato da costi elevati e condizioni climatiche avverse. Durante la presentazione dell’Interim Economic Outlook, il segretario generale Mathias Cormann e il capo economista Stefano Scarpetta hanno messo in guardia sui rischi legati a questo fenomeno, sottolineando che se raggiungesse livelli eccezionali, le ripercussioni sulla produzione agricola potrebbero essere amplificate.

Il deterioramento delle condizioni per le coltivazioni potrebbe ridurre la disponibilità di alcune materie prime agricole, con effetti diretti sui mercati internazionali. Le famiglie più vulnerabili, in particolare nei Paesi a basso reddito, potrebbero affrontare difficoltà ancora maggiori nell’accesso al cibo, rendendo necessarie misure di coordinamento e cooperazione internazionale.

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le temperature estive eccezionalmente elevate nell’emisfero settentrionale hanno già contribuito all’aumento dei costi alimentari. I contratti a termine sui prodotti alimentari mostrano segni di movimento al rialzo, mentre il settore della ristorazione segnala una crescente instabilità nella disponibilità e nei costi delle materie prime. A Fiumicino, lo chef Gianfranco Pascucci ha evidenziato le difficoltà di pescatori e ristoratori legate all’aumento delle temperature marine, che favoriscono specie invasive e possono alterare i tempi e le quantità delle catture, impattando su prezzo, qualità e disponibilità degli ingredienti.

Il Climate Impact Lab dell’Università di Chicago ha stimato che circa 451.000 decessi aggiuntivi a livello globale potrebbero essere collegati all’aumento delle giornate di caldo estremo attribuito al Super El Niño previsto tra ottobre 2026 e febbraio 2027, con l’impatto maggiore nel Sud del mondo. L’Italia, in questo contesto, è prevista al 49° posto con circa 780 decessi aggiuntivi.

Il rapporto prevede che, durante il fenomeno che è iniziato a giugno e dovrebbe protrarsi fino alla primavera, le temperature medie supereranno i 1,2 gradi e le giornate di caldo estremo aumenteranno del 44% rispetto a un anno normale. Questa condizione è paragonabile a quella attesa tra circa 20 anni a causa del cambiamento climatico.

Le proiezioni regionali indicano che nel Sahel si potrebbero registrare circa 66.800 decessi in eccesso nei sei mesi successivi rispetto alla media 1996-2025, con quasi la metà di questi in Nigeria. Altre stime prevedono 17.500 morti aggiuntive in Sudan, 10.000 in Niger e 8.000 in Ciad. Nel Sud-est asiatico, le vittime potrebbero ammontare a circa 19.400 nelle Filippine, Vietnam, Thailandia e Cambogia, e 19.300 in Indonesia. Per India e Brasile, le stime indicano rispettivamente 15.800 e 13.300 decessi aggiuntivi.

Il bilancio potrebbe ulteriormente peggiorare se l’aumento delle temperature si protraesse fino a giugno-luglio. Le proiezioni sulla mortalità a breve termine indicano una direzione preoccupante in assenza di nuovi investimenti nell’adattamento. Gli esperti sottolineano l’urgenza di interventi immediati per ridurre il numero di vite perdute e limitare gli effetti futuri più ampi del cambiamento climatico.

redazione

Autore della redazione Voce Energia.

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